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Un altro livello di xenofobia

Io e la mia compagna viviamo a Barcellona ormai da qualche anno. E Barcellona, come un sacco di altre città europee, sta vivendo un problema sociale, o una serie di problemi, che possono essere racchiusi sotto l’ombrello della parola gentrificazione. Il prezzo degli affitti sale, così come il costo della vita, tanto di beni di prima necessità, come della mondanità in genere. 

Una parte ragionevole di questo problema è senz’altro relazionata alla massiccia presenza in città di turisti, nomadi digitali e in genere di tutte quelle persone che, percependo redditi in altre parti del mondo più ricche, portano qui un potere d’acquisto decisamente più alto di quello dei locals. L’effetto è che il mercato si adatta a questo nuovo potere d’acquisto alzando i prezzi e rendendo la vita difficile e cara a chi percepisce stipendi in media con la zona e il paese. 

Qualche giorno fa ho visto un reel sull’argomento, del cantante Arnau Blank. Era una canzone ironica e simpatica in cui Blank metteva a confronto questo problema con quello dell’immigrazione clandestina. Il punto del brano era una critica al nazionalismo xenofobo di destra. La canzone dice ad esempio: 

En España ya no se puede estar, pero no por los moros sino por los ex-pat

En Barna ya no se puede vivir, y no por es la inmigración sino guiris 

Ovvero: 

Ormai non si puó più stare in Spagna, ma non per i musulmani, ma per gli expat,

A Barcellona ormai non si può vivere, e non è l’immigrazione, ma sono i guiri. 

Non credo che guiri sia un termine completamente traducibile. I guiri sono quegli immigrati, che non si definiscono tali, al più possono arrivare a definirsi appunto expat. Un guiri è un turista, ma anche un residente fisso, generalmente proveniente dal nord o centro europa (anche se possono tranquillamente entrare nella categoria americani o australiani). Si caratterizza sul piano estetico per un atteggiamento da perenne vacanziero, una pelle chiara, magari scottata e abbigliamento estivo, spesso inappropriato per il contesto urbano. Sul piano sociale il guiri è appunto colui che, in media, può permettersi di spendere di più dell’indigeno. 

La canzone continua con altre immagini specifiche:

No puedo pagar un piso a un precio de un inglés; 6 euros por un café de ricos lo paga solo un danes

Non posso pagare un appartamento al prezzo di un inglese; 6 euro per un caffè da ricchi lo paga soltanto un danese.

Il punto è chiaro: il problema non sono gli immigrati poveri di paesi arabi o africani; il problema sono gli immigrati ricchi dei paesi europei e occidentali in genere. 

Sulle prime mi sono trovato d’accordo con il messaggio. In quanto italiano credo di appartenere a una specie di terra di mezzo. Magari mi sbaglio, ma cosí come tutti i latini, a Barcellona mi sembra che gli italiani e gli altri popoli mediterranei (greci, portoghesi…) siano piuttosto accettati in città e in genere accomunati a spagnoli e catalani in quanto a potere d’acquisto. 

C’è da dire, in effetti, che tanto noi quanto i latini abbiamo in questo senso delle caratteristiche diverse rispetto sia ai guiri che agli immigrati in genere bersaglio della propaganda xenofoba di partiti come Vox (i moros della canzone). 

Rispetto agli extracomunitari è innanzitutto diverso il nostro status giuridico e politico. Per i mediterranei perché siamo cittadini europei, per i latini perché di frequente finiscono per ottenere la cittadinanza spagnola (o quella italiana, nel caso di sudamericani con antenati italiani). 

Rispetto ai guiri è appunto diverso il nostro status economico. Venendo da paesi con economie simili, se non peggiori a quella spagnola, siamo a tutti gli effetti migranti economici. Vale a dire che veniamo in Spagna e in Catalogna per lavorare qui, e quindi pagare le tasse qui. 

Un verso della canzone era in effetti: Paquita, el que te quita no es el paki, es el que no factura aquí. Con un gioco di parole fra il nome proprio Paquita, il verbo quitar (togliere) e il paki (pakistano)

Tedeschi, danesi, olandesi etc. è invece più probabile che si trasferiscano a Barcellona attirati dal clima caldo e appunto dal costo della vita vantaggioso, ma che conservino invece i loro lavori dei paesi d’origine (o i patrimoni accumulati lì). Questo significa che qui vengono soltanto a spendere i soldi, a far alzare il costo della vita; ma non vengono a pagare le tasse. 

In quanto italiano, e in quanto quindi accomunato ai locals, negli anni mi sono nutrito di questa retorica, fatta tra l’altro di slogan come putos guiris o tourists go home, oltre che di iniziative eclatanti come le celebri proteste contro i turisti, tra cui quella che ha contemplato anche l’uso di pistole ad acqua. 

Guardano il video, quindi, la prima tentazione è stata quella di mettere like e condividere. Poi però mi sono fermato a riflettere, ne ho parlato un attimo con la mia ragazza e mi sono accorto di una cosa. 

Per quanto si stesse spostando il focus del discorso, la colpa veniva fatta ricadere comunque su uno straniero. Il che non può che farmi definire la questione comunque come un caso di xenofobia

Il grande assente nella canzone e in tutti i discorsi come questo sono proprio gli spagnoli e i catalani. Quei catalani e quegli spagnoli che approfittano e speculano su questa dinamica. L’attacco ai guiris, infatti, è solo un esempio di come il colpevole venga cercato sempre e comunque fuori dai confini nazionali, in una particolare forma di nazionalismo trasversale, che attecchisce tanto a destra come a sinistra. La caption del reel di Blank, infatti, erano cinque emoji della bandiera spagnola.

E quindi, anche quando si riconosce che il problema degli affitti non è del locatario, ma del locatore, si incolpano i grandi fondi d’investimento (stranieri) che speculano sul prezzo delle case. Mi sembra un modo di ragionare piuttosto semplice e semplicistico. In tutte le case in cui ho vissuto in questi anni i proprietari non erano grandi fondi d’investimento e avevano nomi catalanissimi. E lo stesso vale per tutte le persone che conosco in città è che vivono in affitto. 

Certo, senz’altro questo resta un dato aneddotico. E non nego che la speculazione dei fondi d’investimento contribuisca ad alzare i prezzi di tutti gli immobili. Ma questo non toglie che non si tratta di un’invasione, né di ricchi né di poveri. Si tratta di una svendita e gli attori di questa operazione sono anche e soprattutto locali. 
Credo e temo che dietro a queste retoriche si nasconda sempre lo stesso vizio, che non conosce confini e appartiene a tutte le culture: cercare la colpa altrove, più lontano possibile da sé per sentirsi a posto e puliti.

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